P. Pio credette ai fenomeni di Garabandal, mantenne una relazione epistolare con le veggenti e persino ricevette una di loro, Conchita González, nel suo convento di San Giovanni Rotondo.
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San Pio da Pietrelcina è uno dei santi più noti del XX secolo. I suoi fenomeni mistici, il dono di leggere nelle anime, i miracoli che faceva, mossero migliaia di persone ad attraversare non solo l’Italia, ma il mondo intero per incontrarlo. P. Pio credette ai fenomeni di Garabandal, mantenne una relazione epistolare con le veggenti e persino ricevette una di loro, Conchita González, nel suo convento di San Giovanni Rotondo. Vari figli spirituali di P. Pio riferiscono che egli parlò loro di Garabandal o li invitò a conoscere ciò che lì stava accadendo, assicurando loro di essere certo che la Madonna appariva alle quattro bambine.

Per approfondire questo tema, vi offriamo in questo articolo un estratto dal libro «Garabandal, messaggio di Speranza» – tesi dottorale di P. José Luis Saavedra – nel quale si studia la particolare relazione di P. Pio con i fenomeni di Garabandal.

Nel marzo del 1962 arriva a Garabandal una misteriosa lettera. È indirizzata alle quattro veggenti, ma non è firmata. Menziona, quello sì, una comunicazione soprannaturale del mittente riguardo a Garabandal ed è scritta in italiano, datata il 3 marzo 1962. L’identità del mittente non tarderà ad essere scoperta, dando origine a uno stretto rapporto con le veggenti, che in qualche occasione lo visiteranno. È San Pio da Pietrelcina (1887-1968). Fu Conchita colei che aprì la lettera, e Félix López, un seminarista di Bilbao che era presente, gliela tradusse:

«Care fanciulle, alle ore nove di questa mattina la Santa Vergine Maria mi ha parlato di voi, o care fanciulle, delle vostre visioni e mi ha detto di dirvi: “O benedette fanciulle di San Sebastián de Garabandal, Io vi prometto che sarò con voi fino alla fine dei secoli e voi sarete con Me fino alla fine del mondo, e poi unite a Me nel gaudio del paradiso”.
Allegato alla presente vi rimetto la copia del S. Rosario di Fatima, che la Santa Vergine mi ha ordinato di spedirvi. Questo rosario è stato dalla Santa Vergine dettato, e vuole che sia propagandato per la salvazione dei peccatori e la preservazione dell’umanità da peggiori castighi, che il buon Dio sta minacciando.
Una sola è la raccomandazione: pregate e fate pregare perché il mondo è sulla via della perdizione.
Non credono in voi e nei vostri colloqui con la bianca Signora, ma ci crederanno quando sarà troppo tardi».

Nel breve testo della lettera si accumulano i riferimenti a passi delle apparizioni: la vicinanza della Madonna, l’importanza della preghiera... Anche se forse la cosa più sorprendente è la citazione quasi testuale di una reiterata risposta della Signora, quando le bambine Le chiedevano prove affinché la gente credesse. «Crederanno”, risponde sempre la Signora. «Ci crederanno – scrive adesso il cappuccino – quando sarà troppo tardi».

Nel febbraio del 1975, in un’intervista per la rivista Needles – che diverrà poi “Garabandal Journal” –, Conchita racconta la sua impressione di fronte a questa lettera:

«Ricordo di aver ricevuto una lettera. Non era firmata e la misi in tasca fin quando vidi la Madonna quel giorno. Quando mi apparve, Le mostrai la lettera e Le chiesi chi ce l’aveva inviata. La Vergine disse che era stato Padre Pio. Io non sapevo chi fosse e allora non chiesi nient’altro.

Dopo l’apparizione raccontai alla gente della lettera; un seminarista (Félix López) che era presente mi parlò di Padre Pio e di dove era. Allora gli scrissi una lettera dicendo che mi sarebbe piaciuto incontrarlo se avesse potuto far visita al mio paese. Mi inviò una lettera breve dicendo: “Credi che possa uscire per il camino?”. Io avevo solo 12 anni e in quel periodo non sapevo niente dei conventi».

«Lei conserva quelle due lettere?».

«Sì».

Nel febbraio del 1966 Conchita si reca a Roma. È stata chiamata dal Pro-prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinal Ottaviani. La giovane si mette in cammino accompagnata da sua madre Aniceta, Luis J. Luna (Parroco di Garabandal in sostituzione di don Valentín dall’estate precedente) e un’illustre signora, Cecilia di Borbone-Parma, membro della famiglia reale carlista e «artefice del successo che ebbe il viaggio». Durante questo viaggio uno dei contatti della piccola spedizione è il Dott. Enrico Medi, amico e medico personale del Beato Paolo VI. Medi suggerisce di approfittare del loro viaggio per visitare San Giovanni Rotondo e per vedere Padre Pio. Conchita si rallegra molto per questa possibilità, visto che ricorda bene il messaggio che il cappuccino aveva tramesso loro nella sua lettera da parte della Signora: «Io vi prometto che sarete unite a Me nel gaudio del paradiso».

Conchita stessa è colei che racconta la scena: «Arrivammo verso le nove di sera e ci dissero che non potevamo vedere Padre Pio fino all’indomani mattina, nella Messa delle 5.00. Prima della Messa, Padre Luna e il Professore andarono in sacrestia e più tardi mi raccontarono che Padre Luna aveva riferito a Padre Pio che la Principessa di Spagna (Cecilia di Borbone-Parma) era lì per incontrarlo. Padre Pio rispose a Padre Luna: “Non mi sento bene e potrò vederla solo più tardi”. Il professore Medi disse allora: “C’è anche un’altra persona che desidera incontrarLa. Conchita vuole parlare con Lei”. Padre Pio allora disse: “Conchita di Garabandal? Venite alle 8 del mattino”.

Ci portarono in una piccola stanza, una cella con un letto, una sedia e un piccolo comodino... Ricordo che avevo il crocifisso baciato da nostra Signora e gli dissi: “Questa è la Croce baciata dalla Santissima Vergine. Vorrebbe baciarla?”. Padre Pio allora prese il Cristo e lo mise sul palmo della sua mano sinistra, sulla stigmata. Allora prese la mia mano, la mise sul crocifisso... benedisse la mia mano e la croce... mentre mi parlava”».

La giovane – ha allora 16 anni –, per l’emozione e il nervosismo, non riuscirà a ricordare ciò che disse allora il santo delle stigmate. Tuttavia, dati in abbondanza dimostrano la benevolenza e l’affetto con cui il cappuccino guardava i fenomeni di Garabandal, cosa che, inoltre, manifesterà in altre occasioni.

Infatti sono varie le testimonianze di persone che sono state indirizzate a Garabandal dallo stigmatizzato del Gargano. Tra esse si distingue Joachim Bouflet, dottore e professore di filosofia presso l’Università della Sorbona di Parigi e consultore della Congregazione delle Cause dei Santi a Roma. Bouflet, il pomeriggio del 23 agosto 1968, dopo essersi confessato da Padre Pio nel chiostro del convento di San Giovanni Rotondo, parlò alcuni istanti con lui. Alla fine della confessione il Padre gli disse: «Prega la Madonna. Consacrati alla Vergine del Carmelo che è apparsa a Garabandal». Bouflet rimase confuso, per cui il Padre insistette: «Consacrati alla Vergine del Carmelo che è apparsa a Garabandal». Alla fine il francese gli chiese: «Le apparizioni di Garabandal...? Allora è vero?». A ciò il cappuccino rispose con vivacità: «Certo, è vero!». Così, effusivamente, – Certo, è vero! –, Padre Pio mostra la sua considerazione per Garabandal. Per questo incoraggia le persone che dirige spiritualmente ad avvicinarsi alle apparizioni.

Altri santi hanno mostrato interesse verso i fenomeni di Garabandal. Ma il modo in cui Padre Pio si coinvolse è del tutto singolare. Conchita cita il suo nome nel suo Diario, annunciando che – secondo l’apparizione – egli, dovunque si trovi, vedrà il miracolo. Per questo, quando il cappuccino muore, nel 1968, Conchita rimane perplessa. Tuttavia, un mese dopo la morte del santo, il 16 ottobre 1968, la giovane riceve un telegramma da Lourdes. In esso le veniva chiesto di recarsi lì per ricevere una lettera che Padre Pio aveva lasciato per lei. Due francesi che sono a Garabandal, Padre Alfred Combe e Bernard L’Huillier, si offrono per portare Conchita e sua madre a Lourdes. Si mettono in cammino quella sera stessa. A Lourdes li aspetta Padre Bernardino Cennamo, O.F.M.. Cennamo spiega alla giovane che Padre Pellegrino, sacerdote che si prendeva cura di Padre Pio durante i suoi ultimi anni, aveva trascritto una nota dettata per lei dal santo.

Padre Cennamo ammette di non aver creduto a Garabandal all’inizio, ma confessa a Conchita che quando Padre Pio gli chiese di dare a Conchita il velo che avrebbe coperto il suo volto dopo la sua morte, cambiò di parere. A Lourdes, quel giorno «il velo e la lettera furono consegnate a Conchita». Ma a lei interessava ancora di più un’altra questione. E subito la presentò a Padre Cennamo: «Perché la Vergine mi disse che Padre Pio avrebbe visto il Miracolo e invece è morto?». Il Padre le rispose: «Ha visto il Miracolo prima di morire. Me lo ha detto lui stesso». Se fu così, il santo delle stigmate entra con loro nello stretto cerchio dei protagonisti di Garabandal nel vedere, poco prima della sua morte, il grande miracolo annunciato. Ciò lega Padre Pio a Garabandal, visto che, molto più che un pio interesse spirituale per il suo messaggio, anticipa soprannaturalmente la visione del miracolo che neanche le veggenti stesse hanno avuto.