P. Justo Antonio Lofeudo

Padre Justo Antonio Lofeudo è un sacerdote notissimo che viaggia in Spagna e nel mondo per promuovere l'apertura di cappelle di Adorazione Perpetua, cioè cappelle dove, ventiquattro ore al giorno, il Santissimo Sacramento è esposto, con una grande squadra di fedeli che - organizzati in turni rigorosi - Lo accompagnano giorno e notte, adorando, riparando e confortando, permettendo a molti altri di avvicinarsi per adorare in qualsiasi momento, perché la cappella è sempre aperta.

Padre Justo ha già visto il film «Garabandal, solo Dio lo sa» e scrive le sue impressioni con la sua caratteristica forza. Ha perfettamente compreso le motivazioni e gli obiettivi che hanno messo in moto questa produzione: richiedere ulteriori studi di quello che è successo a Garabandal senza entrare in polemiche o rimproveri.

Va segnalata solo una cosa: P. Justo ritiene che lo sceneggiatore del film «taglia» il secondo messaggio per il desiderio del produttore di «non disturbare nessuno». È vero che il produttore non vuole disturbare o rimproverare nessuno, ma non ha nemmeno tagliato nulla. Il messaggio è stato letto nel film così come è stato letto a Garabandal a suo tempo, con quella scelta di prudenza della bambina di nominare solo i sacerdoti, sconcertata dall'avvertimento ricevuto. La sceneggiatura, in questo punto come in molti altri, ha solo cercato di essere il più fedele possibile alla storia reale.

Padre Justo conclude il suo scritto con questa forte dichiarazione: «Questo film viene a noi ora affinché, forse per l'ultima volta dopo l'ultimo avvertimento del secondo messaggio che la coppa dell’ira di Dio sta traboccando, ascoltiamo il Cielo e ci convertiamo».

Ho letto e ascoltato commenti su «Garabandal, solo Dio lo sa», il film che in questi giorni sta attirando e facendo parlare tanti amanti della Beata Vergine e anche ai curiosi su quegli eventi. Tra queste opinioni ho particolarmente apprezzato quella del regista Juan Manuel Cotelo e quella dell'ex ministro Jorge Fernández Díaz. Poiché mi è stato chiesto di esprimere anche la mia opinione, eccola qui.

La cosa immediata da dire è che questo film lascia un messaggio chiaro, molto chiaro: Garabandal non è una questione del passato che deve essere archiviata. Garabandal è attuale, e quindi non solo aperto a ulteriori studi, ma è anche essenziale e urgente conoscere e visitare. Certo, questa volta lo studio deve essere molto serio perché, più che meritarlo, lo esige la necessità dei fedeli di sapere cosa è realmente accaduto in quegli anni in quel villaggio della Cantabria. Lo esige pure la riparazione dovuta alle allora bambine per l'ingiustizia commessa. Ma soprattutto ci sono due ragioni accomunate che rendono l’esigenza urgente e pressante: la riparazione dovuta al Cielo, perché se la Vergine è apparsa e ha parlato non è stato per essere ignorata dalla Sua Chiesa, della quale non è solo il membro più elevato, ma la sua stessa Madre; e lo esige niente meno che la salvezza di molte anime. Quindi, se la corretta percezione è che «Garabandal, solo Dio lo sa» sta cercando di riaprire il caso perché è stato viziato da falsità che hanno soffocato il messaggio, e le esigenze sono quelle citate, la mia impressione generale è che lo scopo perseguito è stato ben raggiunto.

Il film in sé presenta un filo rosso degli eventi e due fatti fondamentali che aprono e chiudono la storia. L'insieme è la chiave del messaggio da trasmettere.

La linea guida della sceneggiatura sta nel personaggio reale del brigadiere della Guardia Civile - diffidente e di spirito investigativo di professione - come testimone diretto di tutti gli eventi. La sua osservazione del comportamento delle bambine, dei fenomeni e delle persone finisce per convincerlo della verità di quei fatti. L’ingenuità delle bambine, nel tentativo di simulare un’estasi, è servita anche come controprova per la guardia civile per riaffermare l'autenticità delle manifestazioni soprannaturali.

Tuttavia, l'essenziale del film sono le negazioni che aprono e chiudono la trama. La prima negazione è quella di Conchita, in cui viene rivelata la pressione insopportabile e ingiustissima esercitata sulla bambina dalle autorità ecclesiastiche. Tra l’altro, sia il sacerdote «Vergara» della commissione sia il vescovo «Mons. Ortega» sono gli unici personaggi di fantasia, e penso siano così presentati per prudenza, evitando di identificarli con i veri protagonisti per non trasformare il film in polemica né denunciare qualcuno personalmente, poiché lo scopo, a mio parere, era diverso: riaprire il caso Garabandal e risvegliare i messaggi della Beata Vergine. Analogamente, per quanto riguarda i messaggi, sono menzionati, ma non stanno proprio al centro, c'è anche un po' di potatura significativa, perché nel secondo messaggio della Beata Vergine, per mezzo di San Michele Arcangelo, si dice che molti sono «i Cardinali, i Vescovi e i sacerdoti». Ebbene, nel film non sono menzionati i cardinali, un'altra prova che lo scopo è quello di non disturbare nessuno, sollevando un dito accusatore, ma piuttosto di far tornare a galla l'autenticità di Garabandal. Ad ogni modo, dobbiamo aggiungere, quanto detto dalla Vergine viene detto. Il mio parere che i produttori del film hanno voluto concentrarsi sul salvataggio di Garabandal dall'oblio causato da una condanna al silenzio con il pretesto del verdetto «non constat» (non consta la soprannaturalità di quanto accaduto), lo dimostra il fatto che quasi non si menzionano i tre avvenimenti fondamentali associati alle apparizioni, cioè i futuri Avvertimento, Miracolo ed eventuale Castigo. Questa è stata, senza alcun dubbio, una decisione molto saggia perché finora molti hanno seguito Garabandal non per l’essenziale, che sono i messaggi, ma per una malsana curiosità e molti si sono avventurati in date che, naturalmente, non si sono verificate, e persino hanno portato molti a non credere.

L'ultima negazione, di chiusura, è quella del neuropsichiatra Dott. Morales, capo della commissione diocesana nominata dal primo vescovo per determinare se i fatti fossero veri o inventati.

Il contrasto delle due negazioni è formidabile, e la conclusione finale non può essere altra che invalidare totalmente la prima negazione. Infatti, nel caso di Conchita, quando nega di aver visto la Vergine, la dichiarazione è stata tirata fuori sotto una tremenda pressione. Basti pensare che Conchita, come le altre bambine, cresceva e viveva in un ambiente in cui il sacerdote era intoccabile e ciò che un vescovo diceva era poco meno che parola di Dio stesso a cui si doveva obbedire. Ebbene, quelle autorità le dicevano che non aveva visto nulla, che tutto era opera della sua immaginazione e che se non avesse negato sarebbe andata all'inferno. Ancora più grave, e questo non appare nel film perché hanno sdrammatizzato ciò che realmente accadde, la minaccia non era rivolta solo a lei, ma la scomunica - dicevano - era per tutta la famiglia.

Invece la seconda negazione, quella del Dott. Morales, fu un atto volontario, che venne dopo 20 anni dagli eventi, quindi, può essere interpretata come un atto morale di riparazione dettato dalla sua coscienza. Avvenne il 30 maggio 1983, quando il Dott. Morales tenne una conferenza in cui disse che in accordo con il vescovo (all'epoca Mons. Galo del Val) volevano pubblicamente dire che: 1) Garabandal è vero; 2) Garabandal doveva essere collocato al livello di Fatima e di Lourdes, e 3) quanto sperimentato dalle bambine sono oggettivazioni di esperienze soggettive. Poi chiese che il caso di San Sebastián de Garabandal venisse studiato di nuovo, perché quello che era successo lì è assolutamente inspiegabile. Questo è stato un fatto convincente, storico e verificabile.

Il Dott. Morales ammise anche - in quella confessione pubblica - che il giudizio negativo dei vescovi degli ultimi venti anni era conseguenza dei rapporti della Commissione da lui presieduta, vale a dire dei suoi personali rapporti, e che essi non corrispondevano al vero, cioè erano falsi. Pertanto, non solo Garabandal è una questione aperta a una seria indagine, ma il sapere tutto quello che ci presenta il film dove essere un incentivo per conoscere i messaggi e anche per andare in pellegrinaggio dove si sono svolti gli eventi e - almeno - per pregare ai Pini.

Penso che la più grande prova di autenticità di quello che è successo in quegli anni, negli anni '60, sono i messaggi. Incredibilmente attuali, non solo è impossibile siano inventati da bambine che erano scandalizzate dalla menzione di sacerdoti che vanno verso la perdizione, oltre ad essere totalmente ignare della situazione della Chiesa, ma anche impossibili da macchinare persino per la maggioranza dei teologi che pensavano ad una nuova primavera della Chiesa. Questa prova è più decisiva delle estasi e delle esperienze soprannaturali, che tutti quelli che andavano lì potevano verificare.

I messaggi, citati quasi di passaggio nel film, sono due: uno del 18 ottobre 1961 e uno del 18 giugno 1965.

Garabandal ruota attorno all'Eucaristia, a cui «si dà sempre meno importanza». L'Eucaristia è al centro di entrambi i messaggi, l'Eucaristia che le bambine ricevevano dall'Angelo, l'Eucaristia del «miracoletto». E, naturalmente, nel richiamo urgente alla conversione personale e della Chiesa. Come il Beato Paolo VI avvertiva con dolore e preoccupazione alla fine del suo pontificato, la Chiesa si stava «protestantizzando». Mentre alcuni membri della Chiesa soffocavano ciò che accadeva nel recondito villaggio della Cantabria, loro e altri provocavano la devastazione liturgica e la banalizzazione dell'Eucaristia, rendendola meno di un simbolo, una mera «cosa».

In quegli anni il Cielo si era aperto e la Madre di Dio e Madre nostra (come voleva essere menzionata in ogni Ave Maria) veniva con la Sua presenza, i Suoi gesti, a dirci molte cose e ci ha parlato attraverso quelle bambine prescelte che non furono ascoltate. Nel silenzio di ormai oltre 50 anni - in cui si deve mettere in risalto l'obbedienza delle protagoniste malgrado le offese cui furono sottoposte - le pietre della Calleja [N.d.R.: stradina sassosa], i pini del villaggio alzavano il loro grido: «È stato vero! La Vergine vi ha parlato e la maggior parte di voi l'ha ignorato, mentre altri sono rimasti indifferenti e sordi al richiamo. Guarda che cosa hanno fatto del Corpo del Signore, della Santa Messa! Vedete che cosa viene insegnato nei seminari e persino nelle facoltà di teologia. Non solo non avete cambiato vita, ma anzi vivete sempre più lontano da Dio. Non cercate nient'altro che il piacere e vi ripugnano il sacrificio e la penitenza. Molti dei vostri pastori vi guidano sulla strada della perdizione». Perché le strade della perdizione non sono solo le perversioni sessuali o l’arricchimento da parte del clero. Questo provoca dolore e scandalo, fa sì che molti non credano alla Chiesa e abbandonino Cristo a causa di alcuni membri corrotti, ma ancor più devastante per le anime è falsificare la Parola di Dio, indurre all'apostasia, tradire la missione della Chiesa, tradire il Signore. Benvenuto questo film che intuisco faccia parte del piano di Dio per questi ultimi tempi.

Un ultimo pensiero: Più di una volta mi sono chiesto perché il Signore ha permesso le negazioni di coloro che sono state protagoniste del dramma, le bambine veggenti, negazioni che erano state persino preannunciate dalla Vergine stessa. Perché? Trovo la risposta delle negazioni come un segno profetico di ciò che doveva venire. Qualcosa come il matrimonio di Osea o i gesti che Ezechiele o Geremia realizzano davanti al popolo per quello che sarebbe accaduto ad esso. Come in questi casi dell'Antico Testamento, la negazione delle bambine sarà il segno delle negazioni nella Chiesa di Cristo, dell'apostasia. Un segno profetico anche della grande confusione in cui stiamo vivendo.

Come profetizzò il Santo Padre Pio: «ci crederanno quando sarà troppo tardi». Questo film viene ora a noi affinché, forse per l'ultima volta dopo l'ultimo avvertimento del secondo messaggio che la coppa dell'ira di Dio sta traboccando, ascoltiamo il Cielo e ci convertiamo.

P. Justo Antonio Lofeudo