Dietro le quinte

Noticia Esmeralda FotoGrande

In “Garabandal, solo Dio lo sa” Esmeralda Pérez dà vita ad Aniceta, la madre di Conchita, una delle veggenti. Nella vita reale è sposata con Rafael Samino che, a sua volta, interpreta don Valentín, il parroco del paese. È madre di sei figli e lavora come assistente sociale. Condivide con noi l’esperienza vissuta partecipando alle riprese del primo film sulle apparizioni di Garabandal.


1.- Esmeralda, insieme a tuo marito e a quattro dei tuoi figli, alcuni dei quali ancora      molto piccoli, hai partecipato alle riprese di “Garabandal, solo Dio lo sa”. Per      poter partecipare al progetto avete sacrificato le vostre vacanze estive.  Questo      significa che per la vostra famiglia Garabandal è importante, o l’avete fatto      semplicemente per amore del cinema o come avventura?

Se qualcuno mi avesse chiesto di partecipare a un film per il puro piacere di una nuova ed entusiasmante esperienza, o per capriccio personale, e a maggior ragione se avessi dovuto coinvolgere tutta la mia famiglia, posso assicurare che non l’avrei mai fatto… non mi sarebbe nemmeno passato per la testa.
Altra cosa è comprendere che Nostra Madre ci chiede qualcosa. Ah! Questo cambia tutto! Se Lei lo vuole, anche se fosse la più grande pazzia del mondo (come in questo caso!), bisogna mettersi al lavoro. Per noi è normale abbandonarci nelle Sue mani e lasciare che sia Lei a tenere le redini. Tutti l’abbiamo vissuto con la stessa disposizione, dai più piccoli, Miguel e Gabriel di 9 e 7 anni, a Javier di 15 e Santiago di 24. «È opera della Madonna».
In definitiva, sì, per diversi motivi, Garabandal è molto speciale per tutti noi. Non solo per il luogo in sé, ma per ciò che significa e ha significato nelle nostre vite e per quanto speriamo che continui a significare, cioè quello che il suo messaggio comporta per il mondo.


2.- Come hanno vissuto i tuoi figli questa esperienza? Quali ruoli interpretano?

Miguel e Gabriel sono dei bambini del paese, Javier un giovane contadino e Santiago interpreta Manín, il giovane maestro che si trovava nel villaggio per dare delle ripetizioni e fu incaricato da don Valentín della raccolta delle relazioni sul caso.Hanno considerato la loro partecipazione alle riprese come una grande avventura, vivendo tutto con entusiasmo. Hanno creato legami con tante persone che non sarà facile interrompere. Ripetevano le scene varie volte senza problemi. Partecipavano con noi all’Eucaristia e ai momenti di preghiera… passavano tutto il giorno a sfogare la loro immaginazione.
Nel corso delle riprese abbiamo celebrato la Prima Comunione di Miguel. È stato un momento molto profondo, anche se gli invitati (tutti i collaboratori del film, attori, direttori…) indossavamo abiti un po’ strani. Di fatto, quando abbiamo chiesto a Miguel se Rafa (il papà, che interpreta don Valentín) e io potessimo vestirci come nel film o se fosse meglio in abiti normali, ci rispose senza esitare: «Con vestiti normali, per favore. Quelli del film non vanno bene, mamma ».
A distanza di vari mesi, ricordano quei giorni come veramente speciali.


3.- Ti è risultato facile assumere il ruolo di Aniceta, la preoccupatissima mamma di Conchita? 
Non è stato difficile per me mettermi nei panni di Aniceta. Come madre, è abbastanza facile recitare pensando a come mi sarei comportata io stessa nelle varie situazioni. Mi chiedevo sempre cosa avrei detto o fatto io in quelle circostanze. Immaginate vostra figlia venire a dirvi di aver visto un Angelo… credo che Aniceta fosse una persona molto equilibrata per le situazioni in cui si trovò.
È come se, in un certo modo, impersonasse i genitori anche delle altre bambine, alle prese con i loro dubbi, le derisioni dei vicini, l’incomprensione della gente e dei membri della Chiesa, la costante “persecuzione” delle persone che si avvicinano alle bambine, il sonno e il freddo che hanno sofferto… credo fosse un contesto difficile per ogni genitore.


4.- Un mese intero di riprese, con un programma molto esigente negli orari, con i bambini ancora piccoli… sarà stato estenuante. Guardando indietro, quali sono le immagini e gli aneddoti che ti vengono in mente?
Quello che più mi è rimasto impresso è l’ambiente di famiglia che abbiamo vissuto in quei giorni, tra noi che già eravamo impegnati e quelli che arrivavano man mano. In un momento eravamo attori, subito dopo montavamo le scenografie, poi partecipavamo alla Messa tutti insieme, e tutto d’un tratto bisognava preparare i tavoli per il pranzo… per continuare a registrare appena finito. Facevamo tutto con una grande gioia nel cuore.
Addirittura “condividevamo” i figli. Da un lato, se qualcuno era impegnato a girare una scena, sapeva che i suoi figli erano in buone mani, e dall’altro, quando c’era del tempo per occuparsi dei propri figli, ci si occupava anche di quelli degli altri.
Mi impressionavano la fiducia e la delicatezza del nostro regista Brian Jackson (o, per meglio dire, della Nostra Direttrice, la Madonna)  nei confronti di tutti gli attori. Non diceva mai : «Questo l’hai fatto male (o peggio!)», ma al contrario, alla fine di ogni ripresa, diceva con il suo accento americano: «Pegfecto, pegfecto...  guipetiamo». Ed effettivamente, ripetevamo diverse volte, finché  tutto non era come doveva essere.Probabilmente il momento più sconvolgente è stato quando sono entrata a far parte della squadra e ho visto per la prima volta mio marito nel costume di scena. Sapevo che avrebbe recitato nei panni di don Valentín, il parroco del paese, ma da lì a vederlo indossare la talare!

5.- Cosa ha significato per te partecipare a queste riprese?
Con tutto quello che ricevo da Dio ogni giorno, se Egli lo ha voluto… va bene così. Abbiamo passato dei giorni meravigliosi per la nostra famiglia, con gente fantastica (vorrei nominare tutti, ma sarebbero troppi), in un contesto privilegiato della natura, sin nel paesaggio, con Nostra Madre come organizzatrice e tutto per la Gloria di Dio. Cos’altro potrei desiderare?